La villa medicea di Cerreto Guidi e il paesaggio venatorio


La villa medicea di Cerreto Guidi e il paesaggio venatorio

Data: 14/03/2018



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La Villa presenta un’esposizione temporanea dedicata al paesaggio venatorio illustrato da oggetti e documenti d’epoca custoditi nella sezione del Museo della Caccia e del Territorio.
In particolare il pubblico potrà ammirare il prezioso documento originale della “bandita di Cerreto Guidi”, un bando del 17 ottobre 1597 “prohibente il poter tagliare quercie, istie, cerri, farnie, porrine di castagne” in cui si stabiliva il divieto di caccia e la chiusura di vaste porzioni di territorio intorno a Cerreto, trasformate in vere e proprie riserve. Un antesignano provvedimento di tutela del territorio e del paesaggio, emanato con l’espresso scopo di frenare i disboscamenti incontrollati, pena il pagamento di sanzioni. I bandi si susseguirono numerosi e spesso ribadirono ed aggravarono le pene nei confronti dei trasgressori, con norme legislative volte alla salvaguardia dell’ambiente e della fauna locali che hanno contribuito per alcuni secoli alla conservazione delle risorse naturali di questa parte della regione. 

Saranno inoltre esposti alcuni reperti legati all’attività venatoria tra cui una balestra a pallottole o “frullana” del XVII secolo, realizzata con materiali pregiati e di squisita fattura e un anello ottomano da arciere del XVI secolo, ornato di perline in ottone e altri metalli, che veniva utilizzato per proteggere il pollice destro dell’arciere nell’atto di tendere la corda dell’arma, considerato anche un’insegna onorifica riservata agli alti ranghi.

Del resto nella Toscana medicea, fra i secoli XV e XVII, la caccia costituiva una delle attività consuete, gradita occasione di svago e di esercizio nella pratica delle armi. La villa medicea di Cerreto Guidi, voluta fermamente da Cosimo I e costruita tra il 1564 e il 1575, nacque proprio come casino di caccia: una dimora elegante ma sobria, immersa nel paesaggio toscano caratterizzato dall’alternarsi armonioso di campi coltivati, piccoli boschi, filari di cipressi, casolari isolati e paesini medievali arroccati al culmine delle colline.

La villa divenne abituale ritrovo dei frequentatori delle cacce del Granduca, tradizione di famiglia, prerogativa di tutta la stirpe medicea. in un territorio dove, come scrisse lo stesso Cosimo I: “si caccia tutto l’anno” venne realizzata una grande riserva di caccia, il Barco Reale, circondata da un muro lungo cinquanta Km. La grandiosità dell'opera, la sua destinazione, l'essere stata costruita “per delizia” dei granduchi cacciatori, ne fa un'istituzione unica nel suo tempo; nelle fattorie comprese al suo interno, venivano coltivate piante rare e provenienti da luoghi lontani, in linea con la tradizione medicea. Negli immensi recinti del parco si custodivano anche specie zoologiche rare ed esotiche, arrivate da molto lontano per compiacere e meravigliare i principi fiorentini e la loro corte.


Copyright: Ministero per i Beni e le Attivitá Culturali



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